13-03-2007

L'ultima versione stabile del kernel Linux è la 2.6.20.
E' stata rilasciata l'ultima versione del ramo 2.6 stable del kernel, la 2.6.20
Puoi ottenere la patch cliccando qui, o, se preferisci, il full tarball cliccando invece qui

3-03-2007

Rilasciato Asterisk 1.4.1
Tale aggiornamento include parecchi bug fix, una completa riscrittura del supporto SLA. Puoi scaricarla cliccando qui.

06-06-2006

Rilasciato l'aggiornamento Asterisk 1.2.16
Tale aggiornamento contiene una patch per un grave problema di sicurezza di asterisk. Digium consiglia di upgradare la vostra versione di asterisk quanto prima. ad attacchi esterni di Denail of service e a crash casuali del sistema.
Puoi scaricarla cliccando qui.

06-03-2006

Nasce CONTACTA il miniPBX creato da PuntoContatto per le realtà professionali. Basato su HW affidabile e poco costoso rappresenta la soluzione ideale per implementare in maniera sicura il VoIP nella propria azienda. Vi invitiamo a vedere le caratteristiche nella sezione prodotti.



Riportiamo alcune considerazioni di carattere più economico sul modello di business del Software Open Source


Dal passaggio dal software commerciale all'Open Source, é solo il valore di vendita del software ad essere impattato, teoricamente azzerato, mentre invece il valore d’uso viene completamente preservato. Se quindi, come abbaimo precedentemente illustrato, lo sviluppo con il modello Open Source é veramente più efficace e permette di ottenere un prodotto di qualità più elevata rispetto a quello commerciale, allora diventa plausibile che il solo valore d'uso sia sufficiente per finanziare lo sviluppo dell'Open Source in modo sostenibile.
E, in effetti, non è difficile individuare almeno due study case che hanno dimostrato la capacità del software Open Source di sostenersi dal punto di vista economico. La storia del web server Apache generalizza un modello in cui gli utenti di software trovano vantaggioso sostenere lo sviluppo dell'Open Source perché, così facendo, ottengono un prodotto migliore di come potrebbe essere altrimenti, a un costo inferiore.
L'Open Source serve non tanto ad abbassare i costi, quanto a ripartire il rischio.Tutte le parti in gioco si accorgono che la disponibilità del codice sorgente, così come la presenza di una comunità che agisce in collaborazione, finanziata da più fonti di reddito indipendenti, fornisce una garanzia di sopravvivenza che ha un valore economico intrinseco o, comunque, un valore sufficiente per finanziarla.
I L'Open Source rende piuttosto difficile trarre un valore di vendita diretto dai software. Non si tratta di una difficoltà tecnica: il codice sorgente non è né più né meno copiabile del binario e l'istituzione del copyright e di diritti di licenza che permettano la riscossione del valore di vendita, non sarebbe necessariamente più difficile per i prodotti Open che per quelli commerciali.
La difficoltà sta piuttosto nella natura del contratto sociale che si trova alla base dello sviluppo Open. Per tre motivi che si rinforzano a vicenda, la principale licenza Open Source (la GPL) proibisce la maggior parte delle forme di restrizione d'uso, ridistribuzione e modifica che faciliterebbero la riscossione di profitti derivanti dal valore di vendita. Per comprendere questi motivi, occorre esaminare il contesto sociale nel quale si sono evolute le licenze: la cultura hacker di Internet come spiegato nells sezione relativa alla storia del software Open Source.
Se è vero che una minoranza di hacker resta ancora ostile alla logica del profitto, la volontà generalizzata da parte della comunità di cooperare con aziende i cui prodotti si basano su Linux, come aziende come Red Hat, SUSE dimostra che la maggioranza degli hacker sarebbe felice di lavorare a fianco del mondo dell'impresa, quando è nei loro interessi. Le ragioni reali per cui gli hacker guardano con scetticismo alle licenze che consentono guadagni diretti, sono assai più sottili e interessanti.
Una delle ragioni riguarda la simmetria. Mentre la maggior parte degli sviluppatori Open Source non oppone obiezioni sostanziali al fatto che altri traggano profitto dai loro doni, i più chiedono che nessuno (ad eccezione, eventualmente, del creatore di una parte del codice) si trovi in una posizione privilegiata per fare profitti. Il signor Rossi Hacker è d'accordo che la Bianchi tragga profitti dalla vendita del suo software o delle sue patches, ma solo nel caso che anche lui stesso, almeno in teoria, possa farlo.
Un'altra ragione riguarda le conseguenze indesiderate. Gli hacker hanno osservato che le licenze che comportano la restrizione e il pagamento di contributi per uso "commerciale" o vendita (il tentativo più comune e, a prima vista, nemmeno tanto assurdo, di recuperare il valore di vendita diretto) hanno effetti davvero inquietanti. Un caso specifico è la possibilità di controllare segretamente la legalità di attività come la ridistribuzione di antologie economiche su CD-ROM, che in linea di massima sarebbero da incoraggiare. Più in generale, le restrizioni sull'uso, la vendita, le modifiche, la distribuzione (e altre clausole presenti sulle licenze) comportano spese aggiuntive per la conformità della distribuzione e (con l'aumento dei pacchetti in circolazione e in utilizzo) una combinazione esplosiva di incertezza soggettiva e potenziali rischi legali. Poiché questi risultati si considerano dannosi, si registra una forte pressione sociale per mantenere le licenze semplici ed esenti da restrizioni.
L'ultima e più importante ragione riguarda la dinamica di revisione e di cultura del dono.Le restrizioni sulle licenze, designate per proteggere la proprietà intellettuale o per percepire un valore di vendita diretto, hanno spesso l'effetto di rendere legalmente impossibile la biforcazione dei progetti (questo avviene, per esempio, per le licenze di SUN, le cosiddette "Community Source", per Jini e Java di SUN). Se la biforcazione incontra molto scetticismo ed è considerata come l'ultima risorsa), la presenza di quest'ultima risorsa si considera di capitale importanza in caso di incompetenza o defezione del gestore (a causa, per esempio, di una licenza troppo restrittiva).
La comunità hacker mostra una certa elasticità in materia di simmetria: per questo, tollera licenze, come NPL di Netscape, che concedono alcuni privilegi in materia di profitti agli autori originali del codice (nel caso specifico di NPL, il diritto esclusivo di utilizzare il codice open source di Mozilla in prodotti derivati, anche commerciali). Ma ha meno elasticità nei confronti delle conseguenze indesiderate e nessuna sul mantenimento della possibilità di biforcazione (ed è per questo che gli schemi elaborati dalla Sun per la "Community License" di Java e Jini sono stati in gran parte rifiutati dalla comunità).
Queste ragioni spiegano le clausole della Open Source Definition, scritta per esprimere il parere congiunto della comunità hacker sui requisiti essenziali delle licenze standard (GPL, licenza BSD, licenza MIT e Licenza Artistica). Queste clausole hanno l'effetto (ma non l'intenzione) di rendere molto difficile l'ottenimento di un valore di vendita.
Ciononostante, esistono modi per costruire mercati nei servizi legati al software che comportino un valore di vendita indiretto. Sono cinque i modelli conosciuti e due quelli teorici (ma se ne potranno sviluppare altri in futuro). In figura 1 li abbiamo presentati in maniera grafica, per poi spiegarli dettagliamene in seguito.


Figura 1 di Business per il Software Open Source (fonte Internet).


Vendita di servizi
Si tratta del modello più semplice, che abbiamo già precedentemente trattato. I venditori di servizi software (chiamati anche integratori) sono aziende che vendono sia il software che i servizi di supporto al cliente: configurazione ed installazione, mantenimento evolutivo, supporto postvendita e garanzia. Nel commercio tradizionale del software chiuso, il reddito che deriva da vendite del software é pari al 60% del totale, dal supporto arriva il rimanente 40%. Un modello Open Source sposta drammaticamente il ricavo dalle vendite di licenze software al 0% mentre il supporto sale al 100%. Tuttavia, il software libero attrarrà più utenti e quindi più reddito derivante dai servizi di supporto. Poiché il software è Open Source, l'azienda trarrà beneficio dalle esternalità positiva che derivano dal bug fixing e dalle nuove funzionalità implementate dagli utenti. Quindi in questo modello, si rende disponibile il codice sorgente di un software per creare una nicchia di mercato non nel settore del software commerciale, bensì nei servizi. Come esempio possiamo citare Red Hat e altri distributori di Linux. Ciò che vendono, in realtà, non sono i software, ossia i bit, ma il valore aggiunto nell'assemblaggio e nelle prove di un sistema operativo funzionante e con garanzie (anche solo implicite) di commerciabilità e compatibilità con altri sistemi operativi della stessa marca. Altri elementi del valore da essi offerto comprendono l'assistenza gratuita per l'installazione e l'offerta di opzioni per contratti di assistenza continuativi.
Come ulteriore esempio riportiamo lo study case di Zope, un programma per la creazione di siti web, sviluppato dalla Digital Creations. La Digital Creations, autrice di questo programma molto valido tecnicamente, contattò un esperto di venture capital per raccogliere fondi e poter crescere. L’esperto dopo una attenta analisi consigliò di pubblicare come Open Source tutta la suite. Stando agli standard tradizionali dell'industria del software, questa sembrerebbe una mossa completamente folle. La saggezza convenzionale, acquisita alla scuola di economia, ci insegna che una proprietà intellettuale vitale come Zope rappresenta la punta di diamante di un'impresa e che non deve essere venduta in alcun caso. Ma l'esperto aveva due argomenti a suo sostegno: il primo, che il vero patrimonio di Zope, in realtà, erano i cervelli e le abilità delle persone in esso impegnate; il secondo, che probabilmente, Zope avrebbe prodotto più valore nel costruire un mercato che come strumento segreto. Per capire tutto questo, paragonate le due situazioni. In quella convenzionale, Zope rimane l'arma segreta della Digital Creations. Ammettiamo pure che sia molto efficace. Il risultato è che l'impresa sarà in grado di ottenere una qualità superiore in tempi brevi, ma nessuno lo saprà. Sarà facile soddisfare i clienti, ma più difficile sarà iniziare con l'accattivarsi una clientela di base. L'esperto, invece, capì che uno Zope open source avrebbe rappresentato una pubblicità importantissima per il vero patrimonio della Digital Creations: le persone. Ipotizzò che i clienti, valutando le prestazioni di Zope, avrebbero considerato più efficace contattare gli esperti, piuttosto che sviluppare una gestione interna di Zope. Da allora, uno dei rappresentanti di Zope conferma pubblicamente che la strategia open source ha "aperto molte porte che non si sarebbero trovate altrimenti". I potenziali clienti non mancano di rispondere alla logica sottesa a questa situazione e, come previsto, Digital Creations è in auge.

Articoli civetta
In questo modello, si pubblica gratuitamente una versione software Open Source per creare pubblicita e magari un brand o difendere una posizione sul mercato, mentre invece i profitti vengono ottenuti attraverso una versione proprietaria del software. Nella variante più comune, la versione Open Source ha capacità o modi d’uso ridotti rispetto alla versione commerciale. Oppure la versione Open Source realizza sono la funzione utente del software, lasciando alla versione commerciale le ben più lucrose attività si server centrale. Come esempio possiamo citare il caso di Netscape/Mozilla, in cui un software client “libero” agevola le vendite di un software server, e il caso di un software di comunicazione di Voce su Internet (VoIP), realizzato in software da una ditta chiamata XTEN , da installare sul proprio PC, Open Source, ma senza la possibilità di instaurare videoconferenze o fruire di un servizio di Instant Messaging, servizi disponibili solamente nella versione commerciale del software. XTEN commercializza inoltre centralini VoIP e sistemi di videoconferenza, ovviamente venuti attraverso licenze commerciali. Il successo della versione Open Source ha permesso ad XTEN significativi vantaggi commerciali, azzerando di fatto le spese di marketing per la pubblicità. A volte il profitto consiste solamente da abbonamento/pubblicità in relazione al portale Web da cui si scarica il software.

Perdita della leadership
La decisione di una azienda di rilasciare il codice sorgente in modalità Open Source può dipendere anche da scelte strategiche di marketing. Come esempio citiamo la Netscape Communications che all'inizio del 1998, rese disponibile il codice sorgente del browser Mozilla. La decisione fu dovuta al calo del giro d'affari legato al browser che ammontava al 13% dei guadagni, in seguito al lancio del browser Internet Explorer da parte della Microsoft, che lo vendeva ( e tuttora lo vende) in maniera congiunta con il sistema operativo e software. Netscape temeva che la Microsoft intendesse monopolizzare il mercato dei browser, per poi sfruttare il proprio controllo de facto sull'HTML, per eliminare Netscape dal mercato server. In effetti, rendendo disponibile il codice sorgente del browser Netscape, ancora assai diffuso, Netscape ha negato alla Microsoft la possibilità di istituire un monopolio del browser, accelerando lo sviluppo di Netscape attraverso lo spirito di collaborazione dell'open source. Ha inoltre costretto che Microsoft Internet Explorer si sarebbe trovato costretto a tenere il passo e dunque impossibilitato a definire l'HTML in modo esclusivo.

Widget frosting
Questo modello riguarda i produttori di hardware . Le pressioni del mercato hanno costretto le società che trattano hardware a scrivere e gestire software (dai device driver agli strumenti di configurazione, fino a interi sistemi operativi), ma il software stesso non è fonte di profitti, bensì una spesa aggiuntiva, spesso consistente.
In questa situazione, la disponibilità del codice sorgente non dà molto da pensare all’azienda produtrice. Non ci sono guadagni da perdere, né aspetti negativi. Ciò che il produttore acquista è una risorsa di sviluppo di gran lunga maggiore, una risposta più rapida e flessibile alle esigenze dei clienti e maggiore affidabilità, grazie alla possibilità di revisione reciproca. Inoltre, apre la strada ad altri ambienti gratuitamente e, probabilmente, accresce anche la fedeltà dei clienti, in quanto il personale tecnico dedica più tempo al codice per esaudire le richieste di personalizzazione della clientela.
Ma i produttori, solitamente, sollevano alcune obiezioni specifiche nei confronti della disponibilità del codice sorgente per i driver hardware. Il margine di sicurezza dell'Open Source è particolarmente evidente nel campo del debugging di elementi di interfaccia ("widget frosting"). I prodotti hardware hanno produzione e tempi di assistenza limitati, scaduti i quali, i clienti si ritrovano da soli. Ma se hanno accesso al codice di altri driver, con la possibilità di utilizzarli per produrre patches secondo il bisogno, è più probabile che rimangano clienti della stessa società. Un esempio assai illuminante dell'adozione del "widget frosting" ci è fornito dalla decisione da parte di Apple Computer, a metà marzo del 1999, di rendere disponibile il codice sorgente di "Darwin", il fulcro del sistema operativo MacOSX server

Vendere accessori
In questo modello, si vendono accessori per il software OpenSource. Allo scalino più basso, tazze da tè e magliette, magari con l’effige del pinguino di LINUX; a quello più alto, documentazione redatta e prodotta a livello professionale.
La ÒReilly Associates, editrice di molti manuali eccellenti sul software open source, è un ottimo esempio di impresa fornitrice di accessori. Per la precisione, ÒReilly impiega famosi hacker operanti nell'open source (tra cui Larry Wall e Brian Behlendorf), come metodo per costruirsi una reputazione nel mercato di sua scelta. Come Altro esempio, RedHat vende, per una cifra tra i 50 e gli 80 dollari, un CD con contenete l’installazione ufficiale della distribuzione Linux di Redhat ed include un manuale e il supporto tecnico degli esperti di RedHat per 90 giorni. Tuttavia, l'intero sistema, compreso il manuale, può anche essere scaricato dal loro Website gratuitamente, o persino essere comprato assieme ad una rivista per pochi dollari. Redhat realmente non vende i programmi: vende "il buon fattore di tatto" di software già imballato con tanto di manualistica e pacchetto di supporto postvendita. RedHAt sta andando bene finora. Ed é entrata in affari con le grandi industrie come l'IBM e Dell.

Liberare il software, vendere il marchio
Questo modello rappresenta una strategia aziendale in prospettiva. Si procede all'open sourcing di una tecnologia software, mantenendo una sequenza di prove o insieme di criteri di compatibilità, per poi vendere agli utenti un marchio che certifichi la compatibilità dello strumento tecnologico in loro possesso con tutti gli altri della stessa marca.

Liberare il software, vendere il contenuto
Questo modello, ancora una volta, rappresenta una strategia aziendale in prospettiva. Immaginiamo una specie di servizio di borsa telematica in abbonamento. Il valore non è da ricercare né nel software client, né nel server, bensì nell'oggettiva affidabilità delle informazioni fornite. Quindi, si rende disponibile il codice sorgente di tutti i software e si vendono abbonamenti per accedere ai contenuti. Via via che gli hacker aprono il client a nuove prestazioni e lo migliorano in vari modi, il mercato si espande automaticamente.

Se volete approfondire, scaricate il seguente PDF intitolato "Il Modello di Business del software Open Source cliccando qui.

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